Costi della pubblica amministrazione: si fa il punto in commissione

Data: 
25/03/2014 - 10:45
Assessore Vigolo: "Riforma delle Province estrema confusione"

In Provincia a Ca' Corner si è riunita la prima Commissione Consiliare Bilancio presieduta dal presidente consigliere Beniamino Boscolo Capon.  All’ordine del giorno l’ultimo documento dell’Unione Province Italiane (Upi) dal titolo “Riformare le istituzioni locali: le cifre reali di un percorso. I dati sulla spesa centrale e locale, i costi della politica, i costi del personale, gli enti strumentali”. Presenti l’assessore al bilancio Elisa Vigolo e il funzionario del servizio economico finanziario Massimo Amadio.

 

Assessore Vigolo: «La situazione è di estrema confusione. Se è vero che è necessario riformare lo Stato, non è certamente questo il modo di realizzare le riforme. Oggi ci ritroviamo ad essere solo gli esattori dello Stato. Nonostante Province come la nostra abbiano i conti pienamente in regola, siamo considerati enti da abolire. Tra le tante notizie di queste ultime ore, c’è quella che Venezia sia confermata città metropolitana, e l’ipotesi che il Presidente e la Giunta possano rimanere come traghettatori senza stipendio fino a dicembre. E’ inoltre insostenibile per questo Stato prospettare di trasformare tutte le regioni in Regioni a statuto speciale, invece i veri tagli vanno fatti nei ministeri a Roma».

 

Presidente Boscolo Capon: «Abbiamo sempre sostenuto che il percorso più corretto era riformare la Costituzione e abbattere la spesa pubblica agendo su tutte le realtà: amministrazioni centrali, Regioni, Comuni, e non solo le Province. I dati di questo rapporto dimostrano quanto inutile sarà questa riforma».

 

Il rapporto dell’Upi presentato oggi in Commissione riporta dati significativi, eccone alcuni. Le Province rappresentano appena l’1,27% della spesa pubblica, i Comuni l’8% , le regioni con la sanità il 20%. Le manovre economiche che si sono succedute sono inique: su una spesa centrale che pesa per il 60% del totale è stato operato un taglio di 26 milioni di euro. Sulla spesa delle autonomie locali che rappresenta il 30% del totale è stato operato un taglio di oltre 27 milioni di euro.

 

Sulle Province l’impatto delle manovre è stato maggiore che su ogni altro comparto: pur rappresentando solo l’1,27% della spesa pubblica, è stato imposto alle Province di contribuire al risanamento del Paese tagliando la spesa primaria del 27%.

 

In rapporto con gli altri enti il taglio sulle Province è stato del 52% mentre per le Regioni è stato del 21% e del 27% per i Comuni. Il costo delle Regioni a statuto speciale è abnorme: se per le Regioni ordinarie il costo medio a cittadino è di 426 euro per quelle speciali arriva a 1.178 euro. Altre cifre per quanto riguarda i costi di enti, consorzi e società partecipate: gli enti strumentali, le agenzie e le società partecipate, i bacini imbriferi montani, i consorzi di bonifica, gli Ato (ambiti territoriali ottimali) acqua e rifiuti sono costati nel 2013 oltre 8 miliardi 400 milioni di euro. Un miliardo in più rispetto al 2012.

 

Il rapporto così conclude: qualunque riforma deve partire dalla conoscenza della realtà fondata su dati certi su tutta la pubblica amministrazione. Per rinnovare le istituzioni occorre una riforma organica del titolo V che riguardi tutti. Stato, Regioni, Province, Comuni. Non si può prescindere da un ente intermedio di area vasta, che esiste in tutti i paesi europei. Il vero obiettivo del Paese deve essere: semplificare la pubblica amministrazione, riordinando le funzioni amministrative ed eliminando le sovrapposizioni tra enti.

 

Consigliere Benozzi (Gruppo misto): «Sono dati interessanti, in parte conosciuti. Dimostrano una volta di più che serve rifare l’architettura dello Stato, e una riforma a tutti livelli».

 

Pietro Bortoluzzi (I 300): «E’ purtroppo passata l’idea che abolendo le Province si risolvono tutti i problemi. Sono scandalosi i dati sui costi del personale delle Regioni a statuto speciale, che registrano un +38% mentre tutti gli altri hanno il segno meno».

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