Rischi ambientali per la presenza delle nutrie

Data: 
04/06/2013 - 09:15
Se ne è parlato in terza commissione consiliare
nutria (archivio Caccia Pesca Provincia di Venezia)

Lunedì 3 giugno 2013 in Provincia di Venezia a Ca’ Corner si è svolto l’incontro della terza Commissione provinciale consiliare (Urbanistica, Tutela del territorio, Mobilità, parchi e Riserve naturali) presieduta dal consigliere Michael Valerio sui rischi per la stabilità degli argini connessi alla presenza di nutrie. Ha partecipato ai lavori anche il presidente della Municipalità di Favaro Ezio Ordigoni.

 

Il funzionario provinciale del servizio caccia e pesca Giuseppe Cherubini ha illustrato le azioni promosse dalla Provincia di Venezia con il Piano di controllo della popolazione di nutria e in particolare, il programma operativo di intervento per la sua implementazione del 2009 e i provvedimenti adottati.

 

La nutria, specie alloctona proveniente dal Sud America, occupa allo stato selvatico tutto il territorio provinciale, concentrandosi prevalentemente lungo i corsi d’acqua e i canali di bonifica. Può provocare danni significativi alle colture agricole ed è in grado di scavare profonde gallerie lungo gli argini di fiumi e canali, danneggiando e indebolendo la rete idrica superficiale del territorio.  Attualmente sono attivi, per limitarne la diffusione, gli operatori degli Atc (Ambiti Territoriali di Caccia), quelli incaricati dai Comuni e dai Consorzi di Bonifica, gli agricoltori e la Polizia provinciale.  La rendicontazione del numero di esemplari catturati è basata sul numero di quelli consegnati ai centri temporanei di stoccaggio attivati dalla Provincia. Lo smaltimento delle carcasse raccolte è a carico della Provincia. Nel 2009 sono stati abbattuti 11.358 esemplari. Nel 2010, 10.416, nel 2011 12.261. Sono dati in linea con quelli delle altre Province, che dimostrano la criticità della situazione.

 

Il vicepresidente provinciale e assessore alla Caccia Mario Dalla Tor che sta seguendo la questione ha dichiarato: «La principale novità dei provvedimenti adottati è l’introduzione per gli operatori autorizzati della possibilità di seppellire gli esemplari abbattuti nei loro fondi, grazie ad un accordo raggiunto con le Ulss di competenza. Un modo per semplificare e rendere più efficace l’azione di contrasto alla diffusione di questa specie e limitare i danni dalla stessa provocati».

 

Il presidente della Municipalità di Favaro Ezio Ordigoni: «Per affrontare in senso costruttivo una questione che interessa la tutela del territorio e dell’ambiente, per trovare soluzioni efficaci, è importante la collaborazione tra enti attraverso sinergie che portino a gestire queste criticità, per il giusto contenimento della specie».

 

Il consiglieri Lionello Pellizzer e Loredana Serafini hanno proposto ai tecnici di «valutare anche la possibilità di trovare soluzioni alternative, ad esempio con una campagna di sterilizzazione  come sistema di controllo della riproduzione della specie».

 

Per contrastarne la diffusione e contenere i danni causati dalla specie alle colture agricole, la Provincia di Venezia già nel 2000 aveva attivato un programma di cattura e soppressione, basato principalmente sull’affidamento di trappole agli imprenditori agricoli, soprattutto nel settore meridionale del territorio provinciale.

 

Nel 2003 la Provincia con il piano faunistico venatorio provinciale aveva inoltre previsto di affiancare a tale metodologia, l’abbattimento con arma da fuoco da parte degli agenti della Polizia Provinciale concentrato nel periodo invernale. Nel 2008 il Piano di controllo della Nutria aveva poi introdotto la possibilità di attivare squadre di operatori, titolari di licenza di caccia e autorizzati all’abbattimento con fucile degli esemplari di nutria, da parte di Comuni, Consorzi di Bonifica, Ambiti Territoriali di Caccia e da parte della stessa Provincia.

 

In considerazione delle continue segnalazioni di disagi causati dalla continua e crescente diffusione della specie, si era reso necessario nel 2009, con l’arrivo della nuova amministrazione Zaccariotto, di individuare nuovi meccanismi e strategie di contrasto alla diffusione della nutria, organizzando alcune squadre di operatori, individuati e coordinati dagli Atc – gli Ambiti Territoriali di Caccia - per intervenire in base alle segnalazioni pervenute.

 

Il piano del 2009, tra l’altro  prevedeva: l’ampliamento del numero di operatori coinvolti in ciascun Atc, che era passato da 5 a 20, lo stretto coordinamento degli operatori da parte della Provincia, la possibilità per gli operatori di applicare le più opportune tecniche di cattura, scelte tra abbattimento con arma da fuoco e “trappolaggio”, in base alle condizioni ambientali e di sicurezza delle aree di intervento (a questo scopo la Provincia fornisce gratuitamente un adeguato numero di trappole); l’erogazione di incentivi a ciascun Atc, pari a 3 euro per ciascun esemplare consegnato ai centri di raccolta temporanea; infine la formazione ad hoc e il coordinamento degli operatori attraverso appositi incontri. 

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